Lingua magistra 2, Pag. 332 Versione 381

Ne consegue che resta da parlare della sola parte rimanente di ciò che è bene, nella quale si distingue il ritegno, e poi – per così dire come un certo ornamento della vita – la temperanza, la moderazione, la totale cessazione delle passioni dell’animo e la misura delle cose. In questa parte si trova contenuto ciò che in Latino si può definire “decoro”; e infatti in Greco si chiama “prepon”. L’importanza di questo è tale, che non si può separare da ciò che è bene: infatti da un lato ciò che è decoroso è anche bene, dall’altro ciò che è bene è anche decoroso. Quale sia invece la differenza tra ciò che è bene e ciò che è decoroso, è più facile da capire che da spiegare. Qualunque cosa ci sia infatti, che sia decorosa, essa appare allorquando ciò che è bene l’ha preceduta. E dunque ciò che è decoroso si manifesta non solo in questa parte dell’onestà, della quale bisogna parlare in questo passaggio, ma anche nelle tre precedenti. Infatti è decoroso sia servirsi assennatamente della ragione e della parola, sia fare avvedutamente qualsiasi cosa tu faccia, sia osservare e ammirare in ogni cosa ciò che vi sia di vero, al contrario l’ingannarsi e l’errare, il cadere in fallo e il lasciarsi raggirare è altrettanto indecoroso quanto delirare e uscire di senno; e sono giuste tutte le azioni decorose, mentre sono ingiuste le azioni disoneste così come quelle indecorose. Ciò che infatti viene compiuto in maniera coraggiosa e valorosa, appare degno di un uomo e azione decorosa, ciò che viene compiuto contrariamente, appare tanto disonesto quanto indecoroso.